lunedì 24 aprile 2006

Nostalgia e una serata da dimenticare

La prima la condivido con Davide ed è tutta per Veronica e Laura.
Sono arrivate giovedì sera con il treno delle 18e30. Dopo il primo istante di imbarazzo, Davide affida a Veronica le chiavi della macchina: qualcosa è scattato. Poco dopo ci troviamo tutti in auto a ridere ad ogni stupidaggine. Veronica ha una risata contagiosa, satanica, dice il suo chitarrista. A me fa venire voglia di ridere ancora di più. Laura è una violinista che riconosce a orecchio ogni singola nota. Che invidia. Per loro è normale... Davide ci fa ascoltare Devil Doll e i Current...io spero che le due figliole dietro non si spaventino. A casa ci danno dei regalini: grappa di moscato e due sbrisolone. L'amore cresce. La fame pure. Decidiamo di andare a Recco a mangiare la focaccia al formaggio. Il Pomodoro è chiuso, ripieghiamo su un altro ristorante. Veronica e Laura promuovono la focaccia di Recco, a tavola parliamo un sacco. Io e V. ricordiamo il Premio Bianca D'Aponte dove ci siamo conosciute. V. ci racconta un po' il mondo delle produzioni discografiche. I personaggi che ci nuotano dentro. Io la guardo e penso "meno male che lei è rimasta così: pura, azzurra..." Facciamo due passi, poi a casa a vedere "Rabbits" di Lynch. Il modo migliore per addormentarsi felici. Non paghi, dopo io e Davide ci giardiamo pure "Old boy".
Il giorno dopo è Genova e Lorca. Io ho giusto il tempo di andare a fare shatzu, poi in giro a mostrare qualche pezzettino di Genova alle due gentili visitatrici. Galleria Mazzini, Piazza Fontane Marose, via Garibaldi, Largo Zecca, via Balbi, la Commenda, per finire in una trattoria da combattimento con prezzi da far concorrenza ai take-a-way cinesi. Un po' di via del Campo, con tappa De Andrè, e poi io vado a casa a provicchiare. Loro a casa a dormire. La solita storia... Alle otto siamo al Banano. I Melamara stanno provando. Noi ci gustiamo il mare e il sole che sta scomparendo dentro di lui. I suoni miei e di Veronica durano pochissimo, il vantaggio di suonare voce e chitarra... Andiamo a farci una crepe in un bar lì vicino. Quando torniamo al Banano deve ancora cominciare tutto. Io sono più nervosa del solito. Comincia Ruben Esposito. Io bevo un altro bicchiere di vino. La musica di Ruben è piacevole, anche se vorrei capire di più le parole. Sei canzoni, e poi tocca a me. "Tre colori" scivola via bene. "Una parte di me" più la faccio più mi piace, e anche il pubblico sembra apprezzare. Con "L'uomo di latta" comincio a sciogliermi davvero, e di tutte è quella che mi ha emozionato di più. "Suonami, sono la canzone allegra" scuote un po' tutto. E' già finito. Con quattro canzoni è difficile, inizi, cominci a carburare, e tutto finisce subito. Però le persone mi salutano con un applauso proprio bello. Mi stupisco sempre, quando qualcuno mi ascolta. Ancora accade così poche volte... Dopo tocca ai Melamara, che non riesco ad ascoltare bene perché vado fuori a parlare con un po' di persone, a rilassarmi un po'. Mi arriva il suono della voce e un ritmo piacevole, pop-rock acustico che mi ricorda i Negrita. Veronica sale sul palco per ultima. Inizia con "Over the rainbow", e se li è già catturati tutti. Una dopo l'altra canta tutte le canzoni del disco, "Bambina", "Fantasia", "L'anima che vive", "Linea 31", "Occhi di sole", a me regala "27", a Valentina "Sola", stupisce con "Nessun dolore", e nessuno vorrebbe vederla andar via. "27" continua a rimanere la mia preferita. Ci lascia con un desiderio: "Vorrei", e la speranza di vederla di nuovo.
La notte per me e Davide è faticosa. Il giorno dopo io non riesco a svegliarmi. Davide riaccompagna V. e L. alla stazione. Quando torna ormai abbiamo fatto pace. Facciamo colazione, ma ci sono due sedie vuote accanto a noi. Improvvisa sale la nostalgia. Che strano, solo due giorni, eppure mi sembra di conoscerle da una vita. Anche a Davide sembra così. Questo amore sbocciato che sembra una promessa. Davide mi fa sapere che a Veronica farebbe piacere fare qualcosa con me. Andare a suonare a Nizza, ad esempio. Che bello. Allora la nostalgia ha un senso. Presto o tardi rivedrò entrambe. La cantautrice pura e azzurra e la violinista riservata dallo sguardo indagatore. Che bella la nostalgia.

La serata da dimentica è quella di venerdì scorso al Decanter. Però non voglio lasciarvi con una cosa brutta. Dico solo che Davide Geddo, che ha suonato con me, ha dovuto smettere dopo quattro canzoni perché c'erano degli universitari che volevano ballare. Davide ha posato al chitarra, ma poi gli universitari non hanno ballato. L'impiano è saltato 5 volte. Un disastro. Pazienza. Meno male che c'era ancora un po' di quella splendida nostalgia del giorno prima...

a presto,

marcella

2 commenti:

Brucio ha detto...

Capita,baci....anche io cerco.

Morgan ha detto...

"L'uomo di latta"... m'è venuto in testa un libro meraviglioso: "Il tamburo di latta" di Gunter Grass.

Continuo a seguirti nel tempo che dedico al mondo blog.

Dai un trillo se vieni a Roma che organizzo una comitiva che viene a sentirti! ;)

Morgan