giovedì 6 marzo 2008

Due sensi invece di uno

Sabato pensavo di essere in ritardo. Infatti lo ero, solo che non c'era comunque nessuno. Matteo spazzava per terra. "Siete arrivati terzi, ma sono tutti fuori a fumare una sigaretta. Arrivano e vanno a fumare". Così abbiamo pensato di fare i suoni per primi. Una volta eravamo più leggeri. Una chitarra, e via. Ora col cajon, il computer e la tastiera è un'altra cosa. Prima o poi saremo peggio dei Dresda che fanno post-rock, pensavo mentre montavamo tutto. Matiz era andato con Valeria a comprare non so cosa, così abbiamo provato prima le solite canzoni. Non c'è niente da fare, pensavo mentre provavo Lady Oltremare. Per quanto esistano posti accoglienti, il Buridda li batte tutti. Non si presenta bene, questo no: un grosso stanzone freddo e sempre piuttosto sporco. Il pavimento ha l'aria che anche se lo sfreghi non sarà mai pulito, dunque tanto vale lasciarlo così. Però c'è Matteo che sembra sempre un tuo parente simpatico, Anna in cucina fa i miracoli che solo una vegetariana con molta fantasia può fare, arrivano gli altri gruppi, che un po' li conosci, un po' è come se li conoscessi già, tutto diventa maledettamente "casa", però meglio. Forse solo l'Oplonti a Torre Annunziata assomiglia al Buridda. Qui la gente anche se non la conosci è come se fosse della tua tribù, dunque non ti viene voglia di ammazzarla. Prima o poi sai che ci scambierai due parole, e saranno quelle buone.
Torna Matiz, e proviamo il pezzo. Io ero terrorizzata: mai provato tutto insieme, ma Davide dice che viene una meraviglia, e finisce per convincere anche me. Finisco le prove rassicurata. Provano i Chewingum. Vengono da Sinigallia. Io mi vergogno di non sapere dove sia Sinigallia, così non lo chiedo. Chissà perchè mi immagino che sia vicino a Milano. Più tardi, a notte fonda, scopro che è vicino ad Ancona. Comunque fanno una musica allegra, "ragazzina". Il cantante ha la faccia da dodicenne, ma non capisco quanti anni possa avere. Dice che fanno "gay-pop". Calza a pennello. Ci regaleranno grandi cose. I Dresda si apprestano a fare il loro check, mentre noi ci stiamo sedendo a tavola. Arrivano un po' tutti: Simone Compost, Hiperfunderai, Pazuzu, Genico...facce note, per lo più. La pasta di Anna è un poema di sugo al pomodoro, ricotta e melanzane. Non riesco a credere che in Liguria esistano delle melanzane così. Bisognerebbe scriverci su qualcosa. Almeno una poesia. Mi guardo intorno e penso che siamo fortunati ad avere un posto così: musicisti, pubblico, tutti seduti insieme a mangiare e a chiacchierare. Dico che è una magia che succeda ancora. Mi viene in mente tutte le volte che ho letto dei "magici anni '60", le comuni, le feste. Tutto sommato, il Buridda ci si avvicina molto. Almeno, io me li immagino così, quegli anni. Quelle atmosfere sopravvivono sotto a tutto il resto, come un sottobosco. Noi siamo il popolo del sottobosco. I più resistenti: sopravviveremo alle intemperie e alle mancanze di cibo, perchè ci accontentiamo di poco, e il molto ce lo portiamo dentro, come una specie di cammello.
Arrivano anche i June Miller, persi in autostrada. I Furniture Girls fanno il check, a ridosso dell'inizio. Comincia ad arrivare gente. Si comincia.
La serata è stata un successo. Piena di cose, di suonatori diversi, di voci diverse, di strumenti diversi. C'era l'aria che può esserci poco prima che scoppi una bomba: irreale, odore di cordite, sensazione di essere da un'altra parte. Tutto aveva un senso. Tutto nel pieno dell'esplosione diventa molto colorato, molto intenso, e può anche non piacere. Ma è necessario.
I Furniture Girls avevano un aspetto antipatico, ma erano necessari. Io spesso mi arrabbio per nulla. I Dresda avevano problemi sul palco, ma il loro nuovo suono - un trillo dal computer - era necessario. Il cantante dei Chewingum aveva una voce da ragazzina saputella, quella che alle medie avresti volentieri buttato giù dalla finestra, ma non te la aspetti sul palco del Buridda. Mi sono goduta le loro canzoni-cartoni animati ballando ballando. Forse da loro ho imparato qualcosa.
Io sul palco mi sentivo irreale. Avevo le mani appiccicose, le luci negli occhi, però mi sentivo necessaria, perciò ho fatto quello che dovevo fare. Cinque canzoni, più il pezzo con Matiz. Mentre lo sentivo rappare mi dicevo "lo sto facendo veramente, sta andando, sta andando". Tutto è andato come doveva. La voce usciva da sola, la musica anche. Sono scesa che volevo saltare, e Matiz rappava sulle sue basi. Quando ha finito l'abbiamo abbracciato. Ce lo meritavamo tutti quanti.
Federico dei June Miller ha una voce da non-ventenne, pensavo mentre li ascoltavo. Sembra troppo sofferente per avere 20 anni. E' bravo. Andrà lontano. Poi ha fatto il tapping. Lo guardavo e pensavo, non posso farlo anche io. Diranno che lo imito. Peccato, perchè il tapping è fenomenale.
Ormai non sono più Neve Su Di Lei. Siamo I Neve Su Di Lei. Me lo sono ricordato in macchina. Ho pensato, quel flauto e quel violino sono troppo belli, e non li faccio io. Li fa lui. Davide. Sì sì, siamo in due. Due sensi invece di uno. Ci si guadagna.

1 commento:

Press play then any key ha detto...

io lo so dov'é senigallia sai? ci sono stato per due estati di seguito.
senigallia è uno di quei posti dove l'estate sembra estate. dove la sera d'estate sembra una sera d'estate.
a dirlo così sembra scontato.
ma non ce ne sono molti.