Spielberg racconta delle belle favole, non c'è che dire. Spesso con ironia - i vari Indiana Jones - altrettanto spesso con un'eccessiva dose di melassa - "ET", non me ne vogliano i suoi fans più accaniti. Ho visto War Horse su consiglio della mia fida affida Y., e devo dire che il film mi è piaciuto moltissimo. Proabilmente perchè appartiene al più classico dei classici filoni cinematografici, quello che affonda le sue radici in "Lassie" e "Il cucciolo", racconti di amicizia fra ragazzi e animali, tanto caro alla Disney ma non per questo disprezzabile dagli adulti, che si credono superiori a certe cose. L'amicizia fra Albert e Joey è commovente e ha tanto da insegnare a noi adulti che promettiamo mari e monti ai nostri figli ma siamo pronti a dimenticarcene appena svoltato l'angolo. Albert promette al suo amico cavallo di ritrovarlo. Ci mette tutto il film per mantenere la promessa, e noi ci godiamo lo spettacolo.
*neve*
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venerdì 7 dicembre 2012
sabato 19 maggio 2012
Hunger games .
Ieri sono andata al cinema con dei miei colleghi educatori e i loro affidi e la mia fida affida, Y.
Tanto siamo entrati gratis, e già questo ha reso più bello il film, che era "Hunger games" di Gary Ross, quel Gary Ross che tanto tempo fa mi aveva entusiasmato firmando "Pleasentiville". Sbaglia chi bolla film come "Hunger games" o "Twilight" come dei teen-movie in senso dispregiativo: ci sono film "per adulti" che sono infinitamente peggio. Questo ovviamente non significa che "Hunger games" sia un capolavoro, tutt'altro.
Innanzitutto, il doppiaggio in italiano mi impedisce di poter avere una visione completa del film, che si divide nettamente in due: una prima parte che ha parecchie lungaggini, macchinosa anche se necessaria, in cui si descrive la situazione di un mondo futuro solo apparentemente diverso da quello attuale - e forse questa è la cosa migliore del film: la sua "politicità", che rimane in ombra ma comunque ben chiara ha chi ha voglia di esplorarla - e una seconda parte, già famosa per la sua violenza - da notare che non è più violento di un qualsiasi "Lost" o altro già visto in giro. In bilico fra mitologia e la saga di Star Wars, con ragazzi costretti da cose più grandi di loro a diventare adulti in fretta, "Hunger games" non convince del tutto per eccessive lungaggini e per i personaggi tagliati con l'accetta, ma siamo solo al primo capitolo di una saga che, qualcuno dice, sostituirà "Twilight". Come inizio non è da buttare.
*neve*
Tanto siamo entrati gratis, e già questo ha reso più bello il film, che era "Hunger games" di Gary Ross, quel Gary Ross che tanto tempo fa mi aveva entusiasmato firmando "Pleasentiville". Sbaglia chi bolla film come "Hunger games" o "Twilight" come dei teen-movie in senso dispregiativo: ci sono film "per adulti" che sono infinitamente peggio. Questo ovviamente non significa che "Hunger games" sia un capolavoro, tutt'altro.
Innanzitutto, il doppiaggio in italiano mi impedisce di poter avere una visione completa del film, che si divide nettamente in due: una prima parte che ha parecchie lungaggini, macchinosa anche se necessaria, in cui si descrive la situazione di un mondo futuro solo apparentemente diverso da quello attuale - e forse questa è la cosa migliore del film: la sua "politicità", che rimane in ombra ma comunque ben chiara ha chi ha voglia di esplorarla - e una seconda parte, già famosa per la sua violenza - da notare che non è più violento di un qualsiasi "Lost" o altro già visto in giro. In bilico fra mitologia e la saga di Star Wars, con ragazzi costretti da cose più grandi di loro a diventare adulti in fretta, "Hunger games" non convince del tutto per eccessive lungaggini e per i personaggi tagliati con l'accetta, ma siamo solo al primo capitolo di una saga che, qualcuno dice, sostituirà "Twilight". Come inizio non è da buttare.
*neve*
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martedì 10 gennaio 2012
The piano .
Questo splendido film di Jane Campion del lontano 1993 non smette di stupirmi e ammaliarmi. La figura tragica e fortissima di Ada è una maschera splendida della condizione femminile dell'800, e anche di adesso, spesso. A distanza di anni, rimane forse il migliore film della Campion, e la migliore interpretazione di Holly Hunter - che vinse l'Oscar.
Oscar anche per Anna Paquin, la piccola attrice che interpreta la figlia di Ada, Flora. I più attenti sapranno che Anna Paquin è l'attuale interprete di "True Blood" - è suo il personaggio di Sookie.
Era molto più brava da piccola!
*neve*
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giovedì 22 dicembre 2011
Wall-E
Un capolavoro di intensità e poesia, quasi completamente privo di dialoghi, "Wall-E" si avvia ad essere uno dei capisaldi dell'animazione recente firmato Pixar.
Wall-E è l'ultimo robottino rimasto sulla Terra. Gli esseri umani l'hanno dimenticato, se ne sono andati perchè il pianeta era pieno di rifiuti e lui è rimasto lì, a fare il suo lavoro: compattare rifiuti. Wall-E non parla, si esprime egregiamente a gesti - per questo rimanda parecchio al cinema muto e alle sue tipiche gag - e osserva il cielo, nella speranza che qualcosa cambi, come un piccolo Charlot del futuro. E un giorno le cose cambiano: arriva Eve, robot femmina molto più avanzata e in cerca di vita, mandata dagli umani in missione nello spazio. Ma Wall-E e Eve non hanno particolarmente a cuore gli esseri umani. Loro combatteranno per loro stessi, per la lor amicizia, e poi per il loro amore.
Tutto il film è un inno all'educazione ambientale e sentimentale, incrocia la filosofia - siamo soli nell'universo? e chi è diverso da noi merita rispetto oppure no? - guarda a 2001: Odissea nello Spazio, fa ridere e commuovere, spesso contemporaneamente.
Semplicemente perfetto.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Wall-E
regia: Andrew Stanton
produzione: Usa
anno: 2008
cast: cartoon
voto: 10
*neve*
Wall-E è l'ultimo robottino rimasto sulla Terra. Gli esseri umani l'hanno dimenticato, se ne sono andati perchè il pianeta era pieno di rifiuti e lui è rimasto lì, a fare il suo lavoro: compattare rifiuti. Wall-E non parla, si esprime egregiamente a gesti - per questo rimanda parecchio al cinema muto e alle sue tipiche gag - e osserva il cielo, nella speranza che qualcosa cambi, come un piccolo Charlot del futuro. E un giorno le cose cambiano: arriva Eve, robot femmina molto più avanzata e in cerca di vita, mandata dagli umani in missione nello spazio. Ma Wall-E e Eve non hanno particolarmente a cuore gli esseri umani. Loro combatteranno per loro stessi, per la lor amicizia, e poi per il loro amore.
Tutto il film è un inno all'educazione ambientale e sentimentale, incrocia la filosofia - siamo soli nell'universo? e chi è diverso da noi merita rispetto oppure no? - guarda a 2001: Odissea nello Spazio, fa ridere e commuovere, spesso contemporaneamente.
Semplicemente perfetto.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Wall-E
regia: Andrew Stanton
produzione: Usa
anno: 2008
cast: cartoon
voto: 10
*neve*
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domenica 30 ottobre 2011
Iris .
Toccante e inteso. Forse bastano queste due semplici parole per descrivere il film di Richard Eyre su Iris Murdoch, scrittrice irlandese scomparsa nel 1999 dopo una lunga malattia. Imperfetto e affezionato ai suoi personaggi, e per questo pieno di vita, il film di Eyre si dipana come una morbida matassa di lana e svela inesorabilmente il suo contenuto.
Iris Murdoch è una scrittrice dublinese ormai anziana ma ancora attiva: scrive ancora romanzi, e sta per pubblicarne uno, quando implacabili cominciano i segni del morbo di Alzhaimer. Si alternano pezzi di vita attuali con pezzi della sua vita passata, quando ventenne frequentava Oxford, conduceva una vita libertina e faceva innamorare tutti, compreso il timido critico letterario John Bayley, che poi diverrà suo marito.
Ciecamente convinta del potere salvifico della parola, Iris ventenne crea mondi suoi, gli stessi mondi nei quali si rifugerà una volta anziana e malata. Accanto a lei, il marito ormai anziano anch'egli, la assiste come può.
Basato sulla biografia scritta dallo stesso Bayley, "Iris" si regge sulla prova dei 4 attori protagonisti - Judy Dench, Jim Broadbent, Kate Winslet e Hug Bonneville - tutti perfettamente in parte, ed è splendidamente commovente quando accarezza letteralmente Iris, quando la coccola visivamente, accompagnandola al suo destino, rifuggendo abilmente la retorica e la lacrima. Molto bella la scena ambientata sulla spiaggia invernale. Strabiliante la somiglianza della Winslet con la vera Murdoch da giovane!
Oscar meritato a Broadbent.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Iris - Un amore vero
regia: Richard Eyre
produzione: Gran Bretagna/USa
anno: 2001
cast: Judi Dench, Jim Broadbent, Kate Winslet, Hug Bonneville
voto: 8
*neve*
Iris Murdoch è una scrittrice dublinese ormai anziana ma ancora attiva: scrive ancora romanzi, e sta per pubblicarne uno, quando implacabili cominciano i segni del morbo di Alzhaimer. Si alternano pezzi di vita attuali con pezzi della sua vita passata, quando ventenne frequentava Oxford, conduceva una vita libertina e faceva innamorare tutti, compreso il timido critico letterario John Bayley, che poi diverrà suo marito.
Ciecamente convinta del potere salvifico della parola, Iris ventenne crea mondi suoi, gli stessi mondi nei quali si rifugerà una volta anziana e malata. Accanto a lei, il marito ormai anziano anch'egli, la assiste come può.
Basato sulla biografia scritta dallo stesso Bayley, "Iris" si regge sulla prova dei 4 attori protagonisti - Judy Dench, Jim Broadbent, Kate Winslet e Hug Bonneville - tutti perfettamente in parte, ed è splendidamente commovente quando accarezza letteralmente Iris, quando la coccola visivamente, accompagnandola al suo destino, rifuggendo abilmente la retorica e la lacrima. Molto bella la scena ambientata sulla spiaggia invernale. Strabiliante la somiglianza della Winslet con la vera Murdoch da giovane!
Oscar meritato a Broadbent.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Iris - Un amore vero
regia: Richard Eyre
produzione: Gran Bretagna/USa
anno: 2001
cast: Judi Dench, Jim Broadbent, Kate Winslet, Hug Bonneville
voto: 8
*neve*
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domenica 25 settembre 2011
Diary of a wimpy kid .
Ho visto questo film in preparazione di una giornata - film con il centro estivo. In pratica cercavo un film da far vedere, e mi sono imbattuta in questa divertente commedia iperamericana - ma non per questo disdicevole, devo dire.
Gregg Heffley è un ragazzino magro e piccolino che deve affrontare per la prima volta un temutissimo ostacolo: la SCUOLA MEDIA. Insieme a lui il fedele amico Rowley, cicciotto e simpatico. Ma mentre quest'ultimo non si preoccupa più di tanto, Gregg è ossessionato dall'idea di piacere per forza a più gente possibile. Le tenta davvero tutte: si iscrive ai vari corsi, come il wrestling, partecipa alla recita scolastica, entra a far parte della "polizia della scuola", e insomma si da veramente da fare, ma perde sé stesso per strada. Soprattutto rischia di perdere il suo più caro amico Rowley, il quale, invece, conquista tutti rimanendo semplicemente sé stesso.
Basato sui romanzi di Jeff Kinney, alternando il film con piccole sequenze dove i disegni del diario di Gregg prendono vita diventando buffi cartoni animati, questo film di Thor Freudenthal è una piccola sorpresa. Perchè non parla solo ai bambini, ma anche agli adulti. La Scuola Media di Gregg è un microcosmo perfetto per parlarci d'altro, per esempio del mondo degli adulti che è appena poco più in là, pronto ad attendere i piccoli protagonisti nel giro di qualche anno. Pieno di battute e situazioni divertenti - "alle medie non devi dire - vieni da me a giocare? - devi dire "vieni a fare un giro?", o la formaggite, che ricorda tanto il nostro "ce l'hai" - questo film porta anche un messaggio al giorno d'oggi non disprezzabile, quel "sii te stesso" che magari noi adulti diamo per scontato ma che non facciamo praticamente mai.
Perfetti i piccoli protagonisti.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Diario di una schiappa
regia: Thor Freudenthal
produzione: Usa
anno: 2010
cast: Zachary Gordon, Robert Capron, Rachael Harris, Steve Zahn, Devon Bostick
voto: 7
*neve*
Gregg Heffley è un ragazzino magro e piccolino che deve affrontare per la prima volta un temutissimo ostacolo: la SCUOLA MEDIA. Insieme a lui il fedele amico Rowley, cicciotto e simpatico. Ma mentre quest'ultimo non si preoccupa più di tanto, Gregg è ossessionato dall'idea di piacere per forza a più gente possibile. Le tenta davvero tutte: si iscrive ai vari corsi, come il wrestling, partecipa alla recita scolastica, entra a far parte della "polizia della scuola", e insomma si da veramente da fare, ma perde sé stesso per strada. Soprattutto rischia di perdere il suo più caro amico Rowley, il quale, invece, conquista tutti rimanendo semplicemente sé stesso.
Basato sui romanzi di Jeff Kinney, alternando il film con piccole sequenze dove i disegni del diario di Gregg prendono vita diventando buffi cartoni animati, questo film di Thor Freudenthal è una piccola sorpresa. Perchè non parla solo ai bambini, ma anche agli adulti. La Scuola Media di Gregg è un microcosmo perfetto per parlarci d'altro, per esempio del mondo degli adulti che è appena poco più in là, pronto ad attendere i piccoli protagonisti nel giro di qualche anno. Pieno di battute e situazioni divertenti - "alle medie non devi dire - vieni da me a giocare? - devi dire "vieni a fare un giro?", o la formaggite, che ricorda tanto il nostro "ce l'hai" - questo film porta anche un messaggio al giorno d'oggi non disprezzabile, quel "sii te stesso" che magari noi adulti diamo per scontato ma che non facciamo praticamente mai.
Perfetti i piccoli protagonisti.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Diario di una schiappa
regia: Thor Freudenthal
produzione: Usa
anno: 2010
cast: Zachary Gordon, Robert Capron, Rachael Harris, Steve Zahn, Devon Bostick
voto: 7
*neve*
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sabato 20 agosto 2011
Ghost world .
Tratto da una premiata graphic novel di Daniel Clowes, che ha anche scritto la sceneggiatura, questo film di Terry Zwigoff si rivela parecchio divertente e cinico - il che non guasta.
Enid e Rebecca sono due ragazze appena diplomate al college che non sanno bene cosa fare del proprio futuro. Entrambe desiderose di indipendenza e di umanità, vedranno cambiare la loro vita quando Enid per gioco incontra Seymour, un quarantenne "sfigato" con la passione per la vecchia musica blues e folk di inizio secolo scorso.
Interpreti perfetti, una storia non originale ma originale per "come" viene svolta, il look strambo per le due ragazzine, dialoghi spesso scoppiettanti rendono questa commedia davvero divertente e intelligente, e non banale nel trasmettere messaggi sulla difficoltà di crescere e di amare, sulla diversità, sulla solitudine. Io personalmente ho riso un bel po'.
Bravissimi Thora Birch - peccato la si veda così poco al lavoro - e Steve Buscemi.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Ghost world
regia: Terry Zwigoff
produzione: Usa, Gran Bretagna
anno: 2001
cast: Thora Birch, Scarlett Johansson, Steve Buscemi, Brad Renfro, Illeana Douglas
voto: 8
*neve*
Enid e Rebecca sono due ragazze appena diplomate al college che non sanno bene cosa fare del proprio futuro. Entrambe desiderose di indipendenza e di umanità, vedranno cambiare la loro vita quando Enid per gioco incontra Seymour, un quarantenne "sfigato" con la passione per la vecchia musica blues e folk di inizio secolo scorso.
Interpreti perfetti, una storia non originale ma originale per "come" viene svolta, il look strambo per le due ragazzine, dialoghi spesso scoppiettanti rendono questa commedia davvero divertente e intelligente, e non banale nel trasmettere messaggi sulla difficoltà di crescere e di amare, sulla diversità, sulla solitudine. Io personalmente ho riso un bel po'.
Bravissimi Thora Birch - peccato la si veda così poco al lavoro - e Steve Buscemi.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Ghost world
regia: Terry Zwigoff
produzione: Usa, Gran Bretagna
anno: 2001
cast: Thora Birch, Scarlett Johansson, Steve Buscemi, Brad Renfro, Illeana Douglas
voto: 8
*neve*
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martedì 16 agosto 2011
Something gotta give .
Bruttino questo film di Nancy Meyers - d'altronde la regista non è proprio una garanzia, avendo firmato quasi tutte le commedie con Meg Ryan, tranne l'unica decente, "Harry ti presento Sally". Buona la prima mezz'ora, nella parte centrale il film annega nella noia e nella melassa più trita.
Harry è un produttore discografico anzianotto che va ancora con le ragazze più giovani - sai che novità. Durante un fine settimana con la sua nuova fiamma nella casa della madre di lei si sente male. Toccherà proprio alla madre, Erica, sceneggiatrice di successo, ad occuparsi del convalescente. Harry si innamora di Erica, ma dovrà vedersela con il suo dottore - Keanu Reeves, che non è mai stato così bello -, giovane, affascinante e innamorato anche lui di Erica.
Dopo una prima parte decisamente frizzante, il film cambia notevolemente registro, diventando una commedia amorosa e noiosa. Non si capisce, per altro, perchè mai un uomo anziano dedito alle ragazzine debba improvvisamente innamorarsi di una donna più adulta - nel film non viene spiegato. Perchè poi una bella donna debba preferire un ruvido e imbolsito Nicholson al ben più attraente e simpatico Reeves, anche questo non ci è dato saperlo. Nancy Meyers gioca a fare Dio e fa fare ai suoi personaggi un po' quel che le pare, incurante delle incongruenze e dei cambi repentini di registro. Risultato: un film mediocre e decisamente troppo lungo.
Si salvano i due belli: Keanu e Amanda Peet.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Tutto può accadere
regia: Nancy Meyers
produzione: Usa
anno: 2003
cast: Jack Nicholson, Diane Keaton, Keanu Reeves, Frances McDormand, Amanda Peet
voto: 5
*neve*
Harry è un produttore discografico anzianotto che va ancora con le ragazze più giovani - sai che novità. Durante un fine settimana con la sua nuova fiamma nella casa della madre di lei si sente male. Toccherà proprio alla madre, Erica, sceneggiatrice di successo, ad occuparsi del convalescente. Harry si innamora di Erica, ma dovrà vedersela con il suo dottore - Keanu Reeves, che non è mai stato così bello -, giovane, affascinante e innamorato anche lui di Erica.
Dopo una prima parte decisamente frizzante, il film cambia notevolemente registro, diventando una commedia amorosa e noiosa. Non si capisce, per altro, perchè mai un uomo anziano dedito alle ragazzine debba improvvisamente innamorarsi di una donna più adulta - nel film non viene spiegato. Perchè poi una bella donna debba preferire un ruvido e imbolsito Nicholson al ben più attraente e simpatico Reeves, anche questo non ci è dato saperlo. Nancy Meyers gioca a fare Dio e fa fare ai suoi personaggi un po' quel che le pare, incurante delle incongruenze e dei cambi repentini di registro. Risultato: un film mediocre e decisamente troppo lungo.
Si salvano i due belli: Keanu e Amanda Peet.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Tutto può accadere
regia: Nancy Meyers
produzione: Usa
anno: 2003
cast: Jack Nicholson, Diane Keaton, Keanu Reeves, Frances McDormand, Amanda Peet
voto: 5
*neve*
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domenica 14 agosto 2011
(500) Days of Summer .
Carinissima commedia di MarcWebb questo "500 days of summer", ben scritta e ben recitata dai due protagonisti, americana eppure anche un po' inglese - sarà per la presenza di Joseph Gordon Lewitt?
I ruoli sono ribaltati: Tom, impiegato presso un'azienda che produce biglietti augurali, si innamora perdutamente di Summer, la nuova segretaria del capo. E' lui a non dormirci la notte. E' lui a sognare il matromonio. E' lui a cadere in depressione. Summer, da parte sua, si comporta da ragazza "emancipata" - anche se veste e si pettina come una ragazza anni '50 - dice di non volere legami fissi, sembra decisamente indipendente...finchè...finchè non ve lo dico, lo scoprirete voi!
La pellicola scorre leggera e parla di una storia come tante, senza annoiare e con parecchia ironia "inglese". A tratti ricorda un po' "L'appartamento"o "Irma la dolce", per quel misto di dolcezza e malinconia che si percepisce nel paesaggio e nel volto del protagonista. Zooey Deschanel, dal canto suo, sembra perfetta come erede di Shirley McLaine: molto carina ma non bellissima, elegante e raffinata in un ruolo tagliato su misura per lei.
Bella l'idea di fare avanti e indietro nei 500 giorni di questa storia originale e in fondo uguale a tante altre.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: (500) giorni insieme
regia: Marc Webb
produzione: Usa
anno: 2009
cast: Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Clark Gregg, Minka Kelly, Matthew Gray Gubler
voto: 7
*neve*
I ruoli sono ribaltati: Tom, impiegato presso un'azienda che produce biglietti augurali, si innamora perdutamente di Summer, la nuova segretaria del capo. E' lui a non dormirci la notte. E' lui a sognare il matromonio. E' lui a cadere in depressione. Summer, da parte sua, si comporta da ragazza "emancipata" - anche se veste e si pettina come una ragazza anni '50 - dice di non volere legami fissi, sembra decisamente indipendente...finchè...finchè non ve lo dico, lo scoprirete voi!
La pellicola scorre leggera e parla di una storia come tante, senza annoiare e con parecchia ironia "inglese". A tratti ricorda un po' "L'appartamento"o "Irma la dolce", per quel misto di dolcezza e malinconia che si percepisce nel paesaggio e nel volto del protagonista. Zooey Deschanel, dal canto suo, sembra perfetta come erede di Shirley McLaine: molto carina ma non bellissima, elegante e raffinata in un ruolo tagliato su misura per lei.
Bella l'idea di fare avanti e indietro nei 500 giorni di questa storia originale e in fondo uguale a tante altre.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: (500) giorni insieme
regia: Marc Webb
produzione: Usa
anno: 2009
cast: Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Clark Gregg, Minka Kelly, Matthew Gray Gubler
voto: 7
*neve*
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A single man .
Elegantissimo, questo primo film di Tom Ford, stilista, colpisce per l'onestà e l'aderenza all'"inglesità" del protagonista, anche nel momento del lutto.
La storia è quella di George Falconer, professore inglese di letteratura negli anni '60, che improvvisamente perde in un incidente il compagno amato da 16 anni. Incapace di reagire al lutto, si affiderà invano all'amica Charley e ad uno studente comprensivo, e, forse, interessato a lui. Tutta qui la trama di "A single man", ma basta e avanza a Ford per imbastire un melodramma sull'elaborazione del lutto tutta fatta di silenzi, oggetti, spazi vuoti, ricordi, fantasmi che compaiono e scompaiono e che non lasciano dormire. Tutt'altro che superficiale, come forse si sospetterebbe da un regista "naif" e per di più proveniente dalla moda, il film scava nel profondo, e alla fine davvero vien da piangere a vedere questo prof inglesissimo che non riesce a sopravvivere senza l'amato.
Bella la prova sottotono di Colin Firth.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: A single man
regia: Tom Ford
produzione: Usa
anno: 2009
cast: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena
voto: 8
*neve*
La storia è quella di George Falconer, professore inglese di letteratura negli anni '60, che improvvisamente perde in un incidente il compagno amato da 16 anni. Incapace di reagire al lutto, si affiderà invano all'amica Charley e ad uno studente comprensivo, e, forse, interessato a lui. Tutta qui la trama di "A single man", ma basta e avanza a Ford per imbastire un melodramma sull'elaborazione del lutto tutta fatta di silenzi, oggetti, spazi vuoti, ricordi, fantasmi che compaiono e scompaiono e che non lasciano dormire. Tutt'altro che superficiale, come forse si sospetterebbe da un regista "naif" e per di più proveniente dalla moda, il film scava nel profondo, e alla fine davvero vien da piangere a vedere questo prof inglesissimo che non riesce a sopravvivere senza l'amato.
Bella la prova sottotono di Colin Firth.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: A single man
regia: Tom Ford
produzione: Usa
anno: 2009
cast: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena
voto: 8
*neve*
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sabato 13 agosto 2011
The human stain .
Piuttosto deludente questo film tratto dal romanzo di Philip Roth e diretto da Robert Benton. Elegante e curatissimo nella forma, la pellicola risulta troppo fredda per appassionare. Il tentativo, apprezzabile, era quello di rendere la scrittura solo apparentemente formale di Roth sul grande schermo. Si intuisce la buona volontà, e forse in qualche punto il regista è anche riuscito, ma in generale il risultato è schematico, poco attraente.
Il film racconta la storia di Coleman Sirk, un professore americano che viene accusato di razzismo e per questo espluso dall'Università. Il professore nasconde però un segreto, e nel corso della sua nuova vita da "scacciato" incontrerà una donna dal passato decisamente burrascoso con cui intreccerà una storia complicata.
Tutto scorre placido e senza sussulti - persino il segreto di Coleman, decisamente esplosivo, non suscita troppe emozioni - e si fa fatica ad immedesimarsi nei personaggi, tanto sono antipaticucci e superficiali. Anche l'amico scrittore di Coleman, che forse dovrebbe essere un tramite fra lo spettatore e la storia, rimane in secondo piano, e la presenza di Wentworth Miller - star di "Prison Break" - decisamente una bella visione, almeno per me, non salva la pellicola dalla noia.
Niente a che vedere quindi con la splendida scrittura di Philip Roth - "Pastorale americana" è uno dei miei romanzi preferiti.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: La macchia umana
regia: Robert Benton
produzione: Usa
anno: 2003
cast: Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise, Abbe Lane, Wentworth Miller.
voto: 5
*neve*
Il film racconta la storia di Coleman Sirk, un professore americano che viene accusato di razzismo e per questo espluso dall'Università. Il professore nasconde però un segreto, e nel corso della sua nuova vita da "scacciato" incontrerà una donna dal passato decisamente burrascoso con cui intreccerà una storia complicata.
Tutto scorre placido e senza sussulti - persino il segreto di Coleman, decisamente esplosivo, non suscita troppe emozioni - e si fa fatica ad immedesimarsi nei personaggi, tanto sono antipaticucci e superficiali. Anche l'amico scrittore di Coleman, che forse dovrebbe essere un tramite fra lo spettatore e la storia, rimane in secondo piano, e la presenza di Wentworth Miller - star di "Prison Break" - decisamente una bella visione, almeno per me, non salva la pellicola dalla noia.
Niente a che vedere quindi con la splendida scrittura di Philip Roth - "Pastorale americana" è uno dei miei romanzi preferiti.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: La macchia umana
regia: Robert Benton
produzione: Usa
anno: 2003
cast: Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise, Abbe Lane, Wentworth Miller.
voto: 5
*neve*
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Precious: Based on the Novel Push by Sapphire
Il corpo di Precious Jones non si dimentica facilmente: grosso, addirittura enorme, riempie completamente lo schermo e non lascia spazio ad altri pensieri. Così come la sua vita, costringe a riflettere e lascia a bocca aperta.
Un vero e salutare pugno nello stomaco questo film di Lee Daniels, originale in ogni inquadratura e in ogni dialogo.
La storia è quella di Clareece "Precious" Jones, un'adolescente di Harlem obesa e incinta del secondo figlio - entrambi frutto di incesto - che a diciassette anni ancora non sa leggere e scrivere e viene per questo - e per altri evidenti motivi - presa in giro dai compagni. Apparentemente immobile come il suo corpo, la mente di Precious è invece svelta e soprattutto, non domata: nonostante l'ostacolo rappresentato dalla madre, che non la difese dal padre e non vuole che la figlia esca dall'ignoranza, Precious decide di iscriversi ad una scuola speciale, dove incontrerà altre ragazze in difficoltà come lei e soprattutto l'aiuto di una professoressa comprensiva.
Al di là dell'impatto visivo - la violenza della vita di Precious è così ben narrata, senza pietismi e con aderenza alla psicologia del personaggio, tanto che ci si immedesima subito nel corpo poco ospitale della protagonista - colpiscono la sceneggiatura e la scrittura del personaggio: Precious non vuole essere magra, non gliene frega niente. Lei vuole essere così com'è, e farsi strada nel mondo con il proprio fisico. Sogna un mondo alternativo, brillante, quasi da varietà, dove lei indossa abiti sfavillanti, dove gli uomini la guardano e la apprezzano per quello che è, dove la sua famiglia la accoglie, dove a Natale c'è un albero con dei regali sotto da scartare. Dove lei, soprattutto, è uguale a se stessa. Alla fine, forse c'è una speranza. Forse Precious riuscirà ad autodeterminarsi e ad ottenere un destino migliore per sé e per i propri figli.
Straordinarie le prove della protagonista, Gabourey Sidibe, e della madre di lei, Mo'Nique.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Precious
regia: Lee Daniels
produzione: Usa
anno: 2009
cast: Gabourey Sidibe, Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Sherri Shepherd, Lenny Kravitz
voto: 8
*neve*
Un vero e salutare pugno nello stomaco questo film di Lee Daniels, originale in ogni inquadratura e in ogni dialogo.
La storia è quella di Clareece "Precious" Jones, un'adolescente di Harlem obesa e incinta del secondo figlio - entrambi frutto di incesto - che a diciassette anni ancora non sa leggere e scrivere e viene per questo - e per altri evidenti motivi - presa in giro dai compagni. Apparentemente immobile come il suo corpo, la mente di Precious è invece svelta e soprattutto, non domata: nonostante l'ostacolo rappresentato dalla madre, che non la difese dal padre e non vuole che la figlia esca dall'ignoranza, Precious decide di iscriversi ad una scuola speciale, dove incontrerà altre ragazze in difficoltà come lei e soprattutto l'aiuto di una professoressa comprensiva.
Al di là dell'impatto visivo - la violenza della vita di Precious è così ben narrata, senza pietismi e con aderenza alla psicologia del personaggio, tanto che ci si immedesima subito nel corpo poco ospitale della protagonista - colpiscono la sceneggiatura e la scrittura del personaggio: Precious non vuole essere magra, non gliene frega niente. Lei vuole essere così com'è, e farsi strada nel mondo con il proprio fisico. Sogna un mondo alternativo, brillante, quasi da varietà, dove lei indossa abiti sfavillanti, dove gli uomini la guardano e la apprezzano per quello che è, dove la sua famiglia la accoglie, dove a Natale c'è un albero con dei regali sotto da scartare. Dove lei, soprattutto, è uguale a se stessa. Alla fine, forse c'è una speranza. Forse Precious riuscirà ad autodeterminarsi e ad ottenere un destino migliore per sé e per i propri figli.
Straordinarie le prove della protagonista, Gabourey Sidibe, e della madre di lei, Mo'Nique.
IN POCHE PAROLE...
titolo italiano: Precious
regia: Lee Daniels
produzione: Usa
anno: 2009
cast: Gabourey Sidibe, Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Sherri Shepherd, Lenny Kravitz
voto: 8
*neve*
Etichette:
movies
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