Questo bellissimo documentario racconta la storia e il naufragio dell'Andrea Doria, il "Titanic" italiano, nel 1957.
Dalle testimonianze emerge soprattutto la figura di Piero Calamai, il comandante, un uomo che salvò molte vite e a cui non venne riconosciuta mai, ufficialmente, la condotta irreprensibile e l'assoluta professionalità. Venne anzi coinvolto nel processo che seguì, senza che emergesse un verdetto di colpevolezza per nessuno dei due equipaggi. Morì alla fine degli anni '70, senza essere mai più tornato a navigare. Le sue ultime parole furono: "Sono tutti salvi i passeggeri?". Quando una commissione finalmente arrivò alla conclusione che era stata l'altra nave, la Stokholm, a causare il disastro, lui era morto da parecchi anni.
*neve*
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domenica 10 aprile 2011
sabato 9 aprile 2011
La tragedia della Moby Prince .
Una storia di cui non sapevo nulla e che trovo contemporaneamente agghiacciante e affascinante...
L'impressione che si ha dopo aver visto questo documentario è che la Moby Prince abbia "visto" qualcosa che non doveva vedere, e che sia stata lasciata bruciare per evitare problemi agli alti ranghi. Naturalmente è solo una supposizione...
*neve*
L'impressione che si ha dopo aver visto questo documentario è che la Moby Prince abbia "visto" qualcosa che non doveva vedere, e che sia stata lasciata bruciare per evitare problemi agli alti ranghi. Naturalmente è solo una supposizione...
*neve*
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storia
venerdì 28 gennaio 2011
La Memoria a senso unico .
Da oggi secondo mia madre sono ufficialmente antisemita. E pazienza. Vorrà dire che mi farò una maglietta e fonderò un club. Considerato che chiunque abbia una opinione diversa dalla massa è considerato "antisemita", avrò tanti iscritti.
Non sono un'esperta di "questione ebraica", né di storia palestinese, e ringrazio da queste pagine chi mi ha invogliato a informarmi e ad arrivare a sapere le poche cose che so sull'argomento. Dunque purtroppo non posso ergermi al di sopra di tutti, fare la saputella e dire: "Zitto, tu! Io so un sacco di cose che tu non sai!". Anche se in realtà sarebbe anche vero: qualcosa di diverso dal solito l'ho letto. Sono cresciuta come tutti in una cultura che vede l'Olocausto come qualcosa di "sacro" - lo dice la parola stessa, "sacrificio" - e soprattutto di intoccabile. Per me niente è intoccabile. Rendere intoccabile un fatto storico, o una persona, o un oggetto, significherebbe idealizzare, vorrebbe dire fare come fanno tanti popoli, che prendono una persona, appunto, o un oggetto, e lo rendono "sacro", "inviolabile", dunque anche immutabile nel tempo. Il che è profondamente antistorico, dato che la Storia, essendo una scienza, si fonda sulla ricerca continua, dunque sul movimento. I poteri assoluti nascono da questo tipo di visione, immobile e immutabile. Come pure le religioni.
Io sono atea - ma sarebbe meglio dire "agnostica" - e antinazionalista, dunque del "sacro" non mi importa nulla, e non mi fermo davanti all'intoccabile, per quel che mi è possibile.
Il fatto che per anni, dalla mia infanzia ad ora, abbia sentito una sola voce mi ha insospettito. Insomma, non c'è dubbio che il Nazismo sia stato un disastro umanitario, ma lo sappiamo tutti che "bene" e "male" sono valori assoluti che non si possono incarnare in un essere umano, tanto meno in un popolo. Gli Inglesi che massacrarono i Nativi Americani mica erano "cattivi", ai loro tempi. Anzi, portavano civiltà dove civiltà non c'era, dal loro punto di vista. Poi cambiarono i tempi e si cominciò a considerare la cosa diversamente. Si parlò di "massacro", "carneficina" e via dicendo. Gli Inglesi in Nord America - come gli Spagnoli nel Sud o i Francesi a Hispaniola o gli Italiabi in Libia - furono "cattivi"? Bè, diciamo che non ci andarono leggeri, ma definire "cattivo" un intero popolo è antistorico, perchè non esistono la "bontà" o la "cattiveria" nella Storia. Esistono i flussi, il progresso, la situazione economica, l'opportunità. I ragazzi che andavano a "conquistare" la Libia erano "cattivi"? Direi di no. Vivevano semplicemente in quel periodo storico, dove era normale pensare che gli africani - tutti, eh! - fossero dei selvaggi che andavano conquistati. C'è chi lo pensa tutt'ora. Allo stesso modo i Tedeschi degli anni 40 pensavano così degli Ebrei. Perchè qualcuno, dall'alto, spargeva balle e fomentava odio. Il popolo è pecorone, questo è assodato. Ma cattivo, in senso morale, no.
Questo io dico. Che questa Verità che ci viene srotolata lì, bella splendente, fin dall'infanzia, mi puzza di artefatto. Volendo essere molto cauti, mi vengono dei dubbi. Furono davvero così "cattivi" questi Tedeschi? Sono dunque un popolo "cattivo per natura"? C'è chi lo sostiene. "Autorevoli" studiosi, autori di saggi, lo sostengono, e nessuno gli dà dell'imbecille, come sarebbe giusto. Il massacro dei Nativi non fu egualmente crudele e spietato? E quello degli Aborigeni in Australia? E quello delle popolazioni africane? Perchè ricordiamo sempre e solo l'Olocausto? Quali interessi si celano dietro la facciata della paura dell'antisemitismo?
E soprattutto, cosa più importante, siamo sicuri che non ci siano voci inascoltate, voci fuori dal coro?
O forse chi è fuori dal coro viene subito tacciato di antisemitismo o revisionismo per farlo stare zitto, qualunque sia la sua riflessione?
Perchè io non posso permettermi di criticare Israele, o di dire che FORSE - sottolineo il "forse" - dietro la Giornata della Memoria, oltre ad esserci dolore, ci sono anche un mucchio di soldi e di interessi?
Pongo queste domande a chi passa di qua. So già che passerò per antisemita, ma ormai ci ho fatto l'abitudine.
*neve*
Non sono un'esperta di "questione ebraica", né di storia palestinese, e ringrazio da queste pagine chi mi ha invogliato a informarmi e ad arrivare a sapere le poche cose che so sull'argomento. Dunque purtroppo non posso ergermi al di sopra di tutti, fare la saputella e dire: "Zitto, tu! Io so un sacco di cose che tu non sai!". Anche se in realtà sarebbe anche vero: qualcosa di diverso dal solito l'ho letto. Sono cresciuta come tutti in una cultura che vede l'Olocausto come qualcosa di "sacro" - lo dice la parola stessa, "sacrificio" - e soprattutto di intoccabile. Per me niente è intoccabile. Rendere intoccabile un fatto storico, o una persona, o un oggetto, significherebbe idealizzare, vorrebbe dire fare come fanno tanti popoli, che prendono una persona, appunto, o un oggetto, e lo rendono "sacro", "inviolabile", dunque anche immutabile nel tempo. Il che è profondamente antistorico, dato che la Storia, essendo una scienza, si fonda sulla ricerca continua, dunque sul movimento. I poteri assoluti nascono da questo tipo di visione, immobile e immutabile. Come pure le religioni.
Io sono atea - ma sarebbe meglio dire "agnostica" - e antinazionalista, dunque del "sacro" non mi importa nulla, e non mi fermo davanti all'intoccabile, per quel che mi è possibile.
Il fatto che per anni, dalla mia infanzia ad ora, abbia sentito una sola voce mi ha insospettito. Insomma, non c'è dubbio che il Nazismo sia stato un disastro umanitario, ma lo sappiamo tutti che "bene" e "male" sono valori assoluti che non si possono incarnare in un essere umano, tanto meno in un popolo. Gli Inglesi che massacrarono i Nativi Americani mica erano "cattivi", ai loro tempi. Anzi, portavano civiltà dove civiltà non c'era, dal loro punto di vista. Poi cambiarono i tempi e si cominciò a considerare la cosa diversamente. Si parlò di "massacro", "carneficina" e via dicendo. Gli Inglesi in Nord America - come gli Spagnoli nel Sud o i Francesi a Hispaniola o gli Italiabi in Libia - furono "cattivi"? Bè, diciamo che non ci andarono leggeri, ma definire "cattivo" un intero popolo è antistorico, perchè non esistono la "bontà" o la "cattiveria" nella Storia. Esistono i flussi, il progresso, la situazione economica, l'opportunità. I ragazzi che andavano a "conquistare" la Libia erano "cattivi"? Direi di no. Vivevano semplicemente in quel periodo storico, dove era normale pensare che gli africani - tutti, eh! - fossero dei selvaggi che andavano conquistati. C'è chi lo pensa tutt'ora. Allo stesso modo i Tedeschi degli anni 40 pensavano così degli Ebrei. Perchè qualcuno, dall'alto, spargeva balle e fomentava odio. Il popolo è pecorone, questo è assodato. Ma cattivo, in senso morale, no.
Questo io dico. Che questa Verità che ci viene srotolata lì, bella splendente, fin dall'infanzia, mi puzza di artefatto. Volendo essere molto cauti, mi vengono dei dubbi. Furono davvero così "cattivi" questi Tedeschi? Sono dunque un popolo "cattivo per natura"? C'è chi lo sostiene. "Autorevoli" studiosi, autori di saggi, lo sostengono, e nessuno gli dà dell'imbecille, come sarebbe giusto. Il massacro dei Nativi non fu egualmente crudele e spietato? E quello degli Aborigeni in Australia? E quello delle popolazioni africane? Perchè ricordiamo sempre e solo l'Olocausto? Quali interessi si celano dietro la facciata della paura dell'antisemitismo?
E soprattutto, cosa più importante, siamo sicuri che non ci siano voci inascoltate, voci fuori dal coro?
O forse chi è fuori dal coro viene subito tacciato di antisemitismo o revisionismo per farlo stare zitto, qualunque sia la sua riflessione?
Perchè io non posso permettermi di criticare Israele, o di dire che FORSE - sottolineo il "forse" - dietro la Giornata della Memoria, oltre ad esserci dolore, ci sono anche un mucchio di soldi e di interessi?
Pongo queste domande a chi passa di qua. So già che passerò per antisemita, ma ormai ci ho fatto l'abitudine.
*neve*
martedì 28 aprile 2009
Titanic. Tutto cominciò lì.
Non è di certo un argomento attuale, ma in questi giorni sono tornata ad appassionarmi alla storia del Titanic. Per i pochissimi che non sanno nulla, dirò che il trasatlantico RMS Titanic, di proprietà della White Star Line - compagnia di navigazione inglese - partì dal porto di Southampton il 10 Aprile del 1912, destinazione New York, e andò a schiantarsi contro un iceberg nell'Atlantico Centro-Settentrionale la notte fra il 14 e 15 Aprile. Nel naufragio che ne seguì morirono 1500 persone e se ne salvarono 715.
La storia del Titanic ha affascinato moltissimi storici, ricercatori, romanzieri, registi, e ha appassionato migliaia di persone in tutto il Mondo. Basta ricordare i moltissimi film - l'ultimo, "Titanic" del 1997, è stato un successo planetario e ha portato fortuna ai due attori protagonisti, Leonardo DiCaprio e Kate Winslet -, romanzi, documentari che tutt'ora vengono periodicamente sfornati per rendersi conto che la storia del Titanic è qualcosa di più di un "semplice" disastro navale.
Per me tutto cominciò nel 1998. Ero nel periodo nero dell'adolescenza, volevo essere ribelle, rifiutavo gli stereotipi, ero insomma la classica testa calda. Un film colossal come "Titanic" non era esattamente fra i miei ideali cinematografici di allora. Fu con riluttanza che accettai l'invito delle mie compagne di classe ad andarlo a vedere. Entra in quel cinema molto, molto prevenuta.
Fu scioccante. Non mi resi conto immediatamente di che impatto stava avendo il film su di me. All'inizo ero come inebetita. Quando uscimmo dal cinema le mie compagne entusiaste commentavano, io me ne stavo più che altro in silenzio, non sapevo cosa dire. Qualche giorno dopo proposi a mia madre e mia sorella di tornare a vederlo. Fu lì, la seconda volta, che scoppiò il putiferio.
Uscita dal cinema cominciai a piangere. Non era tanto la morte di Jack Dawson a gettarmi nello sconforto, quanto la Morte in sè e per sè di centinaia di persone. Quello che mi aveva colpito erano le scene di contorno, i personaggi appena sfiorati: la madre che legge le favole ai suoi bambini mentre la nave sta andando giù, i due anziani che si abbracciano sul letto mentre l'acqua sale, l'architetto in stato di schock che fissa un quadro. Questo incontro con la Morte mi aveva devastato. E non solo con lei: con Titanic avevo "scoperto" anche l'Amore, l'estrema Precarietà dell'Esistenza, l'Ingiustizia Sociale. Tutte cose di cui fino ad allora avevo solo letto nei libri, erano ora chiare e limpide davanti a me, e tutte insieme. Ed erano VERE. Quelle storie erano accadute sul serio.
Sono tornata a vedere Titanic altre 5 volte, e ogni volta era la prima, ogni volta significava immergersi nuovamente in quello stato da "prima volta "appunto, in quella scoperta delle Grandi Cose, che ormai certo avevo scoperto, ma su cui avevo tanto ancora da riflettere. Guardare il film mi aiutava a pensare, anche perchè ormai ero preparata. Sapevo che sarebbe arrivata una certa scena, e il mio pensiero evolveva di volta in volta. La scena in cui un inseviente perde le chiavi nell'acqua, lasciando Jack e Rose dietro una grata con l'acqua che sale, per esempio. La mia prima reazione era stata "Che stronzo". Poi rivedendo la scena ho mutato pensiero. O meglio, l'ho approfondito. "Stronzo, sì, ma la nave sta affondando. Io cosa avrei fatto al suo posto? Se avessi perso le chiavi nell'acqua mi sarei tuffata a cercarle o avrei cercato di salvarmi?". Tutt'ora mi rimane l'interrogativo.
L'intera storia del Titanic è un interrogativo costellato da "se". Se la nave avesse virato, forse non sarebbe affondata? Se il capitano Smith avesse prestato più attenzione agli iceberg, forse non ci sarebbe finito dentro? Se, se, se...
Da allora mi sono appassionata al cinema con la C maiuscola. Ho cominciato a vedere tantissimi film. Speravo che si ricreasse quell'atmosfera unica che avevo vissuto nel film, ma naturalmente era impossibile. In compenso, ne ho viste crearsi molte altre, altrettanto degne, altrettanto appassionanti. Se dovessi fare una classifica dei miei 10 film preferiti, "Titanic" non rientrerebbe. Non si può classificare l'Inizio. Non di meno, lo considero il film che mi ha iniziato al cinema.
Tornando alla nave, fra tre anni correrà il centenario del naufragio, eppure ancora non si sa tutta la verità. Meglio ancora, non si sa quasi niente. Non si sa neanche che nome dare alla maggior parte dei corpi raccolti dal mare dalla nave Mackey Bennet e seppelliti ad Halifax. Soltanto nel 2008 si è scoperto che il corpo di un bambino raccolto in quell'occasione e seppellito ad Halifax, conosciuto come "Unknown Child", era di Sidney Leslie Goodwin, di un anno, morto nel naufragio con tutta la sua famiglia - 8 persone in tutto -. Anno dopo anno sono morti tutti i sopravvissuti al disastro. Qualche anno fa se n'è andata anche l'ultima memoria storica, una donna che all'epoca del naufragio aveva 5 anni e che dunque ricordava ancora qualcosa. L'ultima sopravvissuta ha 98 anni e aveva 2 mesi all'epoca. Ovviamente non ricorda nulla di quanto è accaduto. Rimangono i documentari, le foto d'epoca, gli articoli di allora. Nel 1985 Robert Ballard ha scoperto il relitto, e sono cominciate le esplorazioni - davvero affascinanti le immagini - che hanno rivelato tante cose - la magnificenza della stanze di prima classe, la bellezza delle strutture, l'esistenza di paratie dove non dovevano essere - ma che non possono fare luce sui tanti dubbi che ancora circondano la nave più celebre della Storia.
Nel cuore degli abissi, a 3000 metri di profondità, il Titanic custodisce ancora gelosamente i suoi segreti.
"DEATH OF DREAMS" - documentario del 1994.
"SINKING OF CENTURY"
"LAST MYSTERIES OF TITANIC"
"TITANIC 90 YEARS BELOW"
ps: tutti i video sono ovviamente delle prime puntate. Su YouTube trovate i seguiti.
*neve*
La storia del Titanic ha affascinato moltissimi storici, ricercatori, romanzieri, registi, e ha appassionato migliaia di persone in tutto il Mondo. Basta ricordare i moltissimi film - l'ultimo, "Titanic" del 1997, è stato un successo planetario e ha portato fortuna ai due attori protagonisti, Leonardo DiCaprio e Kate Winslet -, romanzi, documentari che tutt'ora vengono periodicamente sfornati per rendersi conto che la storia del Titanic è qualcosa di più di un "semplice" disastro navale.
Per me tutto cominciò nel 1998. Ero nel periodo nero dell'adolescenza, volevo essere ribelle, rifiutavo gli stereotipi, ero insomma la classica testa calda. Un film colossal come "Titanic" non era esattamente fra i miei ideali cinematografici di allora. Fu con riluttanza che accettai l'invito delle mie compagne di classe ad andarlo a vedere. Entra in quel cinema molto, molto prevenuta.
Fu scioccante. Non mi resi conto immediatamente di che impatto stava avendo il film su di me. All'inizo ero come inebetita. Quando uscimmo dal cinema le mie compagne entusiaste commentavano, io me ne stavo più che altro in silenzio, non sapevo cosa dire. Qualche giorno dopo proposi a mia madre e mia sorella di tornare a vederlo. Fu lì, la seconda volta, che scoppiò il putiferio.
Uscita dal cinema cominciai a piangere. Non era tanto la morte di Jack Dawson a gettarmi nello sconforto, quanto la Morte in sè e per sè di centinaia di persone. Quello che mi aveva colpito erano le scene di contorno, i personaggi appena sfiorati: la madre che legge le favole ai suoi bambini mentre la nave sta andando giù, i due anziani che si abbracciano sul letto mentre l'acqua sale, l'architetto in stato di schock che fissa un quadro. Questo incontro con la Morte mi aveva devastato. E non solo con lei: con Titanic avevo "scoperto" anche l'Amore, l'estrema Precarietà dell'Esistenza, l'Ingiustizia Sociale. Tutte cose di cui fino ad allora avevo solo letto nei libri, erano ora chiare e limpide davanti a me, e tutte insieme. Ed erano VERE. Quelle storie erano accadute sul serio.
Sono tornata a vedere Titanic altre 5 volte, e ogni volta era la prima, ogni volta significava immergersi nuovamente in quello stato da "prima volta "appunto, in quella scoperta delle Grandi Cose, che ormai certo avevo scoperto, ma su cui avevo tanto ancora da riflettere. Guardare il film mi aiutava a pensare, anche perchè ormai ero preparata. Sapevo che sarebbe arrivata una certa scena, e il mio pensiero evolveva di volta in volta. La scena in cui un inseviente perde le chiavi nell'acqua, lasciando Jack e Rose dietro una grata con l'acqua che sale, per esempio. La mia prima reazione era stata "Che stronzo". Poi rivedendo la scena ho mutato pensiero. O meglio, l'ho approfondito. "Stronzo, sì, ma la nave sta affondando. Io cosa avrei fatto al suo posto? Se avessi perso le chiavi nell'acqua mi sarei tuffata a cercarle o avrei cercato di salvarmi?". Tutt'ora mi rimane l'interrogativo.
L'intera storia del Titanic è un interrogativo costellato da "se". Se la nave avesse virato, forse non sarebbe affondata? Se il capitano Smith avesse prestato più attenzione agli iceberg, forse non ci sarebbe finito dentro? Se, se, se...
Da allora mi sono appassionata al cinema con la C maiuscola. Ho cominciato a vedere tantissimi film. Speravo che si ricreasse quell'atmosfera unica che avevo vissuto nel film, ma naturalmente era impossibile. In compenso, ne ho viste crearsi molte altre, altrettanto degne, altrettanto appassionanti. Se dovessi fare una classifica dei miei 10 film preferiti, "Titanic" non rientrerebbe. Non si può classificare l'Inizio. Non di meno, lo considero il film che mi ha iniziato al cinema.
Tornando alla nave, fra tre anni correrà il centenario del naufragio, eppure ancora non si sa tutta la verità. Meglio ancora, non si sa quasi niente. Non si sa neanche che nome dare alla maggior parte dei corpi raccolti dal mare dalla nave Mackey Bennet e seppelliti ad Halifax. Soltanto nel 2008 si è scoperto che il corpo di un bambino raccolto in quell'occasione e seppellito ad Halifax, conosciuto come "Unknown Child", era di Sidney Leslie Goodwin, di un anno, morto nel naufragio con tutta la sua famiglia - 8 persone in tutto -. Anno dopo anno sono morti tutti i sopravvissuti al disastro. Qualche anno fa se n'è andata anche l'ultima memoria storica, una donna che all'epoca del naufragio aveva 5 anni e che dunque ricordava ancora qualcosa. L'ultima sopravvissuta ha 98 anni e aveva 2 mesi all'epoca. Ovviamente non ricorda nulla di quanto è accaduto. Rimangono i documentari, le foto d'epoca, gli articoli di allora. Nel 1985 Robert Ballard ha scoperto il relitto, e sono cominciate le esplorazioni - davvero affascinanti le immagini - che hanno rivelato tante cose - la magnificenza della stanze di prima classe, la bellezza delle strutture, l'esistenza di paratie dove non dovevano essere - ma che non possono fare luce sui tanti dubbi che ancora circondano la nave più celebre della Storia.
Nel cuore degli abissi, a 3000 metri di profondità, il Titanic custodisce ancora gelosamente i suoi segreti.
"DEATH OF DREAMS" - documentario del 1994.
"SINKING OF CENTURY"
"LAST MYSTERIES OF TITANIC"
"TITANIC 90 YEARS BELOW"
ps: tutti i video sono ovviamente delle prime puntate. Su YouTube trovate i seguiti.
*neve*
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